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Mercato del lusso: l'America supera la Cina per volume di acquisti, brand italiani e alberghi conquistano share 4 inShare A Non si può più parlare di boom, certo, ma il mercato internazionale dei beni di lusso è destinato a crescere ancora

Mercato del lusso: l'America supera la Cina per volume di acquisti, brand italiani e alberghi conquistano share
Milano 31 ottobre 2013

Non si può più parlare di boom, certo, ma il mercato internazionale dei beni di lusso è destinato a crescere ancora nonostante la crisi internazionale. A decretarlo l'Osservatorio mondiale sui mercati del lusso 2013, condotto da Bain & Company in collaborazione con Altagamma, la fondazione guidata da Andrea Illy che riunisce le aziende italiane che operano nella fascia più alta di mercato.


Presentato a Milano questa settimana, l'Osservatorio segnala che la spesa per i beni di lusso raggiungerà a fine anno i 217 miliardi di euro a livello globale, registrando un +2% rispetto allo scorso anno. Un andamento condizionato dal rallentamento della Cina che, dopo una fase di forte espansione, fa segnare un momento di consolidamento delle posizioni, con i grandi brand del lusso che non hanno incrementato ulteriormente i loro network di punti vendita all'interno del paese.

Il trend è stato inoltre influenzato dalle fluttuazioni delle valute, che ne hanno ridotto l'impatto positivo: a cambi costanti, infatti, la crescita avrebbe raggiunto i 6 punti percentuali, in lieve progressione rispetto al +5% del 2012.

Il momento di frenata del settore in Cina fa sì che le Americhe abbiano superato il grande paese asiatico, conquistando il primo posto nella crescita dell'acquisto dei beni di lusso: per il continente, infatti, la progressione è del 4% rispetto al 2012, contro il 2,5% in più della Cina, dove Hong Kong e Macao fanno la parte del leone catturando i clienti cinesi in virtù della loro vicinanza alla Cina continentale e la loro convenienza.

Ed è proprio lo shopping cinese uno dei motori di crescita delle Americhe: i consumatori con gli occhi a mandorla sono infatti aumentati considerevolmente negli Stati Uniti, soprattutto in città quali Las Vegas e Los Angeles, confermandosi prima nazionalità del lusso, dal momento che raggiungono quasi il 30% del mercato globale, tra consumo locale e turistico. L'America ha anche beneficiato, quest'anno, dell'incremento di aperture di punti vendita nelle città secondarie degli Stati Uniti.

Positivo anche il dato riguardante l'Europa, che conquista un +2% grazie all'aumento degli acquisti effettuati dai visitatori internazionali e controbilancia la diminuzione di quelli fatti dai consumatori europei frenati dalla crisi. Un fenomeno particolarmente evidente nel caso della Francia, in cui i turisti rappresentano il 60% del mercato, mentre nel Regno Unito hanno uno share del 55% e in Italia costituiscono la metà dei consumatori di beni di lusso.

Contrastanti le indicazioni che provengono dal continente asiatico. Da una parte, infatti, c'è il Giappone, che riporterà a fine anno un calo del 12%, sebbene in termini reali il consumo giapponese sia aumentato di 9 punti percentuali, a causa del forte deprezzamento dello yen. Dalla parte opposta sta emergendo prepotentemente alla ribalta il Sud-Est asiatico, che riporta un balzo in avanti dell'11% nell'acquisto dei beni personali di lusso non solo a Singapore, ma anche in Malesia, Indonesia, Vietnam e Thailandia.

In forte rialzo anche le potenzialità di spesa dell'Africa, che registra la stessa percentuale di crescita del Sud-Est asiatico affiancando ai mercati consolidati quali il Marocco e il Sudafrica, bacini nuovi come l'Angola e la Nigeria. Una percentuale di rialzo che stupisce, così come stupisce constatare che il Medio Oriente non registri una performance brillante come queste ultime aree. La sua crescita è, infatti, pari al 5%, con Dubai quale maggiore shopping destination della regione, seguita da vicino dall'Arabia Saudita.

L'Osservatorio evidenzia come i brand del lusso italiani abbiano aumentato le loro quote di mercato, passando dal 21% del 1995 al 24% di oggi e avvicinandosi sempre più al 25% dei marchi francesi. Tuttavia sono proprio le holding francesi a controllare questo mercato con uno share del 29% rispetto al 25% del 1995.

Fra gli acquisti di lusso, i soggiorni in alberghi a 5 stelle o più sono la seconda voce per volumi di fatturato e la prima per previsioni di crescita: nel 2012, il comparto dell'hotellerie di fascia alta ha fatturato 138 miliardi di euro, preceduto solo dall'automotive con 319 miliardi. Nel 2013, è previsto che la spesa per soggiorni di lusso aumenterà del 9% contro, per esempio, il 6% delle auto.

A parte yacht e mobili di design, anche tutti le altre tipologie di prodotti di lusso avranno margini di crescita: accessori, tra cui pelletteria e calzature, abbigliamento, profumi e cosmetici, calzature, gioielli ma anche vino e liquori. Il business totale del settore salirà entro fine 2013 a 800 miliardi di euro, quasi 6 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno.
( Fonte: Event report )
 

Flamingo Residence: una realizzazione immobiliare in Kenya, in località Malindi- Watamu una realizzazione innovativa per le seguenti caratteristiche.

Il complesso denominato Flamingo residence è composto da otto Ville con piscina condominiale, sorge a 150 mt dall'oceano indiano nel cuore del Marine National Park, dove la barriera corallina vive incontaminata, in una Zona sempre cullata dalla brezza marina, in un ambiente naturale unico, salubre ed affascinante. La brezza marina perenne rende inutile l'uso dell'aria condizionata e la stessa non fa apparire le fastidiose zanzare rendendo questa location tra le più salubri al mondo. Il complesso si trova in località Mayungu, tra Malindi e Watamu, a 100 mt dal mare con propria discesa, tra il Villaggio turistico a 4 stelle, Kivulini Village e la il Flamingo Villa's Club che ne è parte integrante.

1. La villa è di proprietà con terreno e giardino in un complesso di otto ville.
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ospiti di 20 mq, una veranda di 44 mq, giardino, vialetti, illuminazione, lavatoio nei 500 mq del terreno. Piscina e grande
guardino condominiale in comune alle otto ville.
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Certificazione energetica. Comunicazione Fiap

 

 

 

Alla cortese attenzione Associati Fiaip

 

Roma, 13 gennaio 2012

 

Prot. n. 54-12/PR/rm

 

Oggetto: Comunicazione Presidenza Nazionale – Indicazione indice di prestazione energetica-Mediaconsum

 

Egregio Collega,

 

pur ritenendo che l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’indice di prestazione energetica negli annunci pubblicitari, sia l’ennesimo balzello che la politica mette in carico alle nostre Agenzie Immobiliari e osservando come in un momento di profonda crisi economica, sarebbe più opportuno che i nostri parlamentari si fossero concentrati a far ripartire l’economia ed a contenere i costi della Pubblica Amministrazione e, più in generale, dell’intero apparato statale, anziché regalarci l’ennesima tassa.

 

E’ comunque necessario adempiere, pedissequamente, al dettato normativo peraltro adottato dal Governo Italiano sulla scorta di una Direttiva Europea. Per questo motivo Ti invio questa relazione che è stata elaborata in collaborazione con il nostro Centro Studi e con l’Ufficio Legislativo Fiaip.

 

Nella seconda parte di questa mail Ti relaziono sull’iniziativa Mediaconsum, che proprio in questo momento di crisi, intende agevolare il lavoro delle nostre Agenzie, mediante un rapporto più condiviso con i nostri clienti-consumatori.

 

Indicazione indice di prestazione energetica :

 

Istruzioni in merito all’obbligo introdotto dall’art. 13, comma 1, lettera “c”, del Dlgs. 3.03.2011 n. 28 (indicazione dell’indice di prestazione energetica negli annunci immobiliari di trasferimento a titolo oneroso)

 

Alla luce degli innumerevoli dubbi che possono essere sollevati in merito all’applicazione pratica dell’obbligo di inserimento dell’indice di prestazione energetica negli annunci immobiliari di trasferimento a titolo oneroso (art. 6, comma 2 quater, del D.lgs. n. 192/05, introdotto dall’ art. 13 del D.lgs. n.28/11“Nel caso di offerta di trasferimento a titolo oneroso di edifici o di singole unità immobiliari, a decorrere dal 1° gennaio 2012 gli annunci commerciali di vendita riportano l'indice di prestazione energetica contenuto nell'attestato di certificazione energetica.”) si intende precisare quanto segue.

 

Innanzitutto si evidenzia che in base all’art. 27 della stessa Direttiva che introduce l’obbligo in oggetto (Direttiva 20101/31/UE) gli Stati membri devono comunicare le sanzioni che intendono prescrivere in violazione degli obblighi introdotti (tra cui, appunto, quello in esame) entro e non oltre il 9.01.2013.

 

Come noto, la formulazione della norma con la quale è stata recepita ed attuata la prescrizione europea da parte dello Stato italiano non contiene, ad oggi, sanzioni al fine di consentire un adeguamento graduale all’adempimento previsto.

 

Proprio in considerazione di tale rassicurazione, non è stata accolta la richiesta che abbiamo avanzato a livello politico ed istituzionale di introdurre una proroga a tale scadenza.

 

È dunque ragionevole ritenere che le misure sanzionatorie verranno introdotte (sia a livello nazionale che regionale), con tutta probabilità, nel secondo semestre dell’anno, ragion per cui è consigliabile procedere sin da ora ad acquisire l’attestato di certificazione energetica sin dal conferimento dell’incarico, ovvero prima della pubblicazione dell’annuncio di vendita.

 

Occorre, tuttavia, evidenziare preliminarmente che la disciplina in materia di certificazione energetica è di competenza concorrente regionale con la conseguenza che, laddove la regione abbia già legiferato al riguardo occorre osservare la specifica disciplina regionale, la quale può, dunque, già prevedere l’applicazione di sanzioni in caso di inadempimento all’obbligo di inserimento dell’indice di prestazione energetica degli edifici negli annunci di vendita e/o prevedere tale obbligo anche per gli annunci relativi alla locazione.

 

Nello specifico, ad oggi, le sanzioni risultano essere state introdotte dalla sola Regione Lombardia.

 

Di conseguenza, tutte le indicazioni contenute in questa circolare sono riferite esclusivamente a quanto previsto dalla disposizione nazionale (art. 6, comma 2 quater, del D.lgs. n. 192/05) che è applicabile, qualora la regione non abbia legiferato in materia.

 

Deve, dunque, essere chiaro, che i suggerimenti che verranno di seguito forniti in merito ad ogni singolo aspetto della materia, oltre a dover essere inevitabilmente adeguati al singolo caso concreto, non possono in alcun modo interferire con quanto già eventualmente previsto dalla legislazione regionale (e con le relative indicazioni da parte dei singoli Presidenti regionali), laddove presente.

 

Di seguito vengono, dunque, fornite istruzioni in merito alle problematiche più frequenti, fermo restando che eventuali quesiti relativi esclusivamente alla normativa nazionale possono essere inviati alla sezione “l’Esperto risponde” all’interno dell’area “My Fiaip”.

 

MANCATO RILASCIO DELL’ATTESTATO DI CERTIFICAZIONE ENERGETICA DA PARTE DEL CLIENTE

 

Ad esclusione dell’unica Regione che ha già introdotto sanzioni in caso di inadempimento ( la Lombardia, per le quale ovviamente non è possibile pubblicare l’annuncio in assenza di ACE) nel caso in cui non sia possibile ottenere dal cliente l’ACE si può ritenere consentita la pubblicazione degli annunci immobiliari di vendita, ancorchè privi dell’indicazione dell’indice di prestazione energetica, relativamente agli immobili per i quali il conferimento dell’incarico sia antecedente alla data del 31.12.11.

 

Ad ogni modo e ferme restando eventuali diverse istruzioni da parte del proprio Presidente Regionale, nel caso in cui il cliente non possa o non intenda provvedere ad acquisire l’attestato di certificazione energetica nei tempi dovuti, si suggerisce di far sottoscrivere un modulo in cui il venditore medesimo dichiari l’indice di prestazione energetica dell’immobile, impegnandosi a procurare il relativo ACE entro un termine relativamente breve da concordare ed esonerando, nel contempo, il mediatore da ogni responsabilità possa derivargli  con particolare riferimento a quella derivante dall’art. 1759 c.c., vista l’impossibilità di procedere alla verifica di quanto dichiarato dal cliente.

 

Occorre, infatti,  cautelativamente precisare che in base all’interpretazione estensiva assunta dall’art. 1759 c.c. (in base alla quale al mediatore è vietato fornire non solo informazioni non veritiere, ma anche informazioni su circostanze delle quali non abbia consapevolezza e che non abbia controllato, le quali si rivelino poi inesatte e non veritiere) il mediatore è tenuto a controllare la rispondenza alla realtà di quanto dichiarato dal cliente anche sotto tale profilo con la conseguenza che, in difetto, occorrerà comunque informare il potenziale acquirente della propria inconsapevolezza in ordine a quanto venisse affermato dal venditore, consegnando copia del modulo sottoscritto dal venditore e  chiarendo che le notizie fornite sono incontrollate.

 

Viceversa per gli immobili il cui conferimento dell’incarico sia successivo a tale data, si suggerisce di non procedere alla pubblicazione dell’annuncio sin tanto che non venga rilasciato l’ACE da parte del cliente venditore.

 

È opportuno, infatti, sensibilizzare al riguardo i clienti sin da ora (ovvero prima che vengano introdotte sanzioni) evidenziando loro che per effettuare la vendita, sono tenuti a procurarsi l’attestato di certificazione energetica (ai sensi del comma 2 ter dell’art. 6 del D.lgs. n.192/05 introdotto dall’ art. 13 D.lgs. n. 28/11: “Nei contratti di compravendita o di locazione di edifici o di singole unita' immobiliari e' inserita apposita clausola con la quale l'acquirente o il conduttore danno atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione in ordine alla certificazione energetica degli edifici. Nel caso di locazione, la disposizione si applica solo agli edifici e alle unita' immobiliari gia' dotate di attestato di certificazione energetica ai sensi dei commi 1, 1-bis, 1-ter e 1-quater.”)

 

 

 

IMMOBILI ESCLUSI DALL’OBBLIGO DI DOTAZIONE DELL’ATTESTATO DI CERTIFICAZIONE ENERGETICA

 

Per quanto riguarda, più in generale, gli immobili oggetto di applicazione/esclusione dall’obbligo di dotazione dell’attestato di certificazione energetica, occorre fare riferimento all’art. 3, comma 3, del Dlgs. n.192/05 ed all’art. 2, dell’allegato A del D.M. 26.06.09 (Linee Guida nazionali per la certificazione energetica) che, a sua volta, rimanda all’art. 3 del D.P.R. 26-08-1993 n. 412 .

 

Conformemente allo scopo della normativa in materia di certificazione energetica, in generale   tutti gli edifici che comportino un consumo energetico (ferme restando le specifiche esclusioni di cui alla normativa sopra indicata) devono essere dotati di attestato di certificazione energetica.

 

In sintesi, sono escluse dalla certificazione energetica le seguenti categorie:

  • box, cantine, autorimesse, parcheggi multipiano, depositi, strutture stagionali a protezione degli impianti sportivi, ecc. se non limitatamente alle porzioni eventualmente adibite ad uffici e assimilabili, purché scorporabili agli effetti dell'isolamento termico;
  • immobili ricadenti nell'ambito della disciplina della parte seconda e dell'art. 136, comma 1, lett. b) e c) del D. Lgs. 42/2004, recante il codice dei beni culturali e del paesaggio nei casi in cui il rispetto delle prescrizioni implicherebbe un' alterazione inaccettabile del loro carattere o aspetto con particolare riferimento ai caratteri storici o artistici;
  • fabbricati industriali, artigianali e agricoli non residenziali quando gli ambienti sono riscaldati per esigenze del processo produttivo o utilizzando reflui energetici del processo produttivo non altrimenti utilizzabili;
  • fabbricati isolati con una superficie utile totale < 50 m2;
  • impianti installati ai fini del processo produttivo realizzato nell'edificio, anche se utilizzati, in parte non preponderante, per gli usi tipici del settore civile.

Si precisa, infine, che “nel caso di edifici esistenti nei quali coesistono porzioni di immobile adibite ad usi diversi (residenziale ed altri usi) qualora non fosse tecnicamente possibile trattare separatamente le diverse zone termiche, l’edificio è valutato e classificato in base alla destinazione d’uso prevalente in termini di volume riscaldato.”

 

IMMOBILI PRIVI DI IMPIANTO

 

Gli edifici, ancorchè privi di impianti - art. 2, allegato A del D.M. 26.06.09-, sono soggetti all’obbligo di dotazione dell’ACE.

 

Il D.M. 26.06.09 fornisce le modalità con le quali i soggetti certificatori procedono alla redazione dell’attestato di certificazione energetica per gli immobili privi di impianto.

 

IMMOBILI DA COSTRUIRE

 

Per quanto riguarda gli immobili in costruzione, si attende un’interpretazione ufficiale richiesta in merito al Ministero dello Sviluppo Economico (fermo restando quanto già eventualmente previsto dalla legislazione regionale).

 

Si può ritenere che il progetto degli immobili possa contenere l’indicazione dell’indice di prestazione energetica.

 

Tuttavia occorre premettere che l’indice contenuto nel progetto, può essere inevitabilmente solo “propositivo” e, pertanto, potrebbe subire, nel corso dei lavori, delle modifiche dovute a diversi fattori ragion per cui l’effettivo indice cui appartiene l’immobile può essere accertato solo a lavori ultimati (e sempre e comunque da un soggetto certificatore terzo, estraneo dunque al progetto). Una possibile soluzione potrebbe essere quella di farsi rilasciare copia del progetto contenente l’indicazione dell’indice di prestazione energetica (laddove indicato) unitamente ad una dichiarazione rilasciata e sottoscritta dal progettista in cui quest’ultimo precisi quanto sopra.

 

Si riporta, al riguardo, anche l’interpretazione fornita dal Consiglio Nazionale del Notariato in base al quale si potrebbero ritenere esclusi dall’obbligo di dotazione dell’ACE i fabbricati al grezzo, considerando che tale obbligo riguardi solamente edifici già ultimati in tutte le parti edilizie essenziali.

 

IMMOBILI IN CLASSE G /AUTODICHIARAZIONE DEL PROPRIETARIO

 

Viene frequentemente richiesto se sia possibile, in mancanza di attestato di certificazione energetica, indicare genericamente la classe G, quale classe cui appartiene l’immobile.

 

Nel ribadire che la norme impone l’indicazione dello specifico indice di prestazione energetica e non la classe, in linea generale non si ritiene opportuno indicare la classe G qualora non  corrisponda effettivamente a quella a cui appartiene l’immobile in quanto può comportare dei rischi ai sensi dell’art. 1759 c.c.  (relativo, come anticipato, all’obbligo di informazione in capo al mediatore).

 

Si precisa inoltre al riguardo che, per disposizione nazionale è possibile, in sostituzione dell’ACE, l’autodichiarazione del proprietario (di appartenenza dell’immobile, appunto, alla classe G) limitatamente ai fabbricati costruiti o radicalmente ristrutturati in base a titolo edilizio richiesto prima dell’8.10.2005 e di superfice utile inferiore o uguale a 1000 mq ex art. 9, all. 1, D.M. 26.06.09 .

 

In ogni caso, anche sotto tale profilo, occorre esaminare con attenzione quanto eventualmente previsto dalla disciplina regionale.

 

 

 

Solo il mediatore iscritto matura il diritto alla provvigione

Solo il mediatore iscritto matura il diritto alla provvigione

Commentiamo, qui di seguito, una recente pronuncia della Corte di Cassazione (Cassazione Civile, sezione terza, 11 giugno - 8 luglio 2010 n. 16147/10) che ha stabilito alcuni importanti principi di diritto in tema di mediazione, soprattutto dopo la modifica legislativa introdotta dal D. Lgs. 26 marzo 2010 n. 59., statuendo, da un lato, che la norma che ha soppresso il ruolo di cui all'articolo 3 della legge 3 febbraio 1989 n. 79, non ha effetto retroattivo, ma, soprattutto, che solamente i mediatori iscritti nel registro o nei repertori tenuti dalla Camere di Commercio avranno diritto alla provvigione. La decisione nasce dalla causa che un geometra, libero professionista, promuove nei confronti di un imprenditore edile assumendo di avere svolto un'attività mediatoria per la vendita di un complesso edilizio. Il giudice di primo grado da ragione al geometra, ritenendo che nella fattispecie si versasse in una ipotesi di contratto atipico di procacciamento di affari, mentre, il giudice di appello riformava la sentenza rilevando che dalla documentazione versata in causa e dagli atti processuali emergeva trattarsi di contratto di mediazione tipica e che, di conseguenza, a norma della legge 3 febbraio 1989 n. 79 il diritto alla provvigione spettava solamente se si era iscritti al ruolo di cui all'art. 2 della stessa. Il libero professionista ricorreva per Cassazione, sostenendo, oltre al resto, che essendo intervenuto, nelle more del giudizio, il D.Lgs 26 marzo 2010, che, appunto, ha soppresso il ruolo dei mediatori, il diritto alla provvigione non era più precluso dalla mancata iscrizione del mediatore al ridetto ruolo. Il ricorso non è stato accolto rilevando gli ermellini che, quanto al citato decreto legislativo, che esso non poteva essere applicato alla fattispecie in esame, in quanto esso non contiene alcuna norma che lo renda applicabile anche ai rapporti già esauriti. Rilevano, infatti, i Giudici di legittimità: “Infatti il principio della irretroattività della legge (art. 11 preleggi), che è applicabile anche alle norme di diritto pubblico, preclude l'applicazione della nuova normativa non soltanto ai rapporti giuridici già esauriti, (come è quello in esame) ma anche a quelli sorti anteriormente ed ancora in vita, qualora gli effetti sostanziali scaturenti da detta normativa siano eziologicamente collegati con un fattore causale non previsto da quella precedente. (Cass. n. 10436 del 18/07/2002)“. Ma la Corte ha pronunciato, con la sentenza in commento, un altro importante principio di diritto relativo alla disciplina della mediazione. Si legge, infatti, nella sentenza; “In ogni caso va osservato che il D.Lgs. n. 59 del 2010, art. 73, ha sì soppresso il ruolo di cui alla L. 3 febbraio 1989, n. 39, art. 2 e successive modificazioni, ma non ha abrogato tale legge.
È stato, anzi, disposto che le attività disciplinate dalla L. 3 febbraio 1989, n. 39, sono soggette a dichiarazione di inizio di attività, da presentare alla Camera di commercio, competente per territorio corredata delle autocertificazioni e delle certificazioni attestanti il possesso dei requisiti prescritti. La Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura verifica il possesso dei requisiti e iscrive i relativi dati nel registro delle imprese, se l'attività è svolta in forma di impresa, oppure nel repertorio delle notizie economiche e amministrative (REA) previsto dalla L. 29 dicembre 1993, n. 580, art. 8 e dal D.P.R. 7 dicembre 1995, n. 581, art. 9, assegnando ad essi la qualifica di intermediario per le diverse tipologie di attività, distintamente previste dalla L. 3 febbraio 1989, n. 39. Il comma 6 di detto art. 73 statuisce che “Ad ogni effetto di legge, i richiami al ruolo contenuti nella L. 3 febbraio 1989, n. 39, si intendono riferiti alle iscrizioni previste dal presente articolo nel registro delle imprese o nel repertorio delle notizie economiche e amministrative (REA)
”.. Ciò comporta che in assenza di abrogazione della L. n. 39 del 1989, art. 6, ma in presenza della sola soppressione del ruolo, la norma di cui all'art. 6 va letta nel senso che, anche per i rapporti di mediazione sottoposti alla normativa di cui al D.Lgs. n. 59 del 2010, hanno diritto alla provvigione solo i mediatori che sono iscritti nei registri o nei repertori tenuti dalla Camera di commercio secondo l'art. 73 cit..”. La Cassazione, dunque, ha chiarito che il recente decreto legislativo ha previsto che l'esercizio delle attività disciplinate dalla legge n. 39 del 1989 sono comunque soggette alla denuncia di inizio attività previa autocertificazione e certificazione relative al possesso dei requisiti prescritti per l'esercizio dell'attività di mediazione, precisando che il sesto comma dell'art. 73 prevede ad ogni effetto di legge, i richiami al ruolo contenuti nella legge 3 febbraio 1989, n. 39, si intendono riferiti alle iscrizioni previste dal presente articolo nel registro delle imprese o nel repertorio delle notizie economiche e amministrative (REA). Da ciò non può non derivare che in assenza di abrogazione dell'art. 6 della l. n. 39/1989, ma in presenza della sola soppressione del ruolo, la norma di cui all'art. 6 va letta nel senso che, anche per i rapporti di mediazione sottoposti alla normativa di cui al d.lgs. n. 59/2010, hanno diritto alla provvigione solo i mediatori che sono iscritti nei registri o nei repertori tenuti dalla camera di commercio secondo l'art. 73 cit.. La sentenza in commento ci pare ineccepibile sotto ogni punto di vista e da la giusta e corretta interpretazione di uno degli aspetti sorti all'indomani della pubblicazione del provvedimento abrogativo del ruolo.

Avv. Roberto Bella
Presidente IRCAT

 

ottobre 2010

 

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